Diario, capitolo 2

Andammo a vivere a Sirtori, in Villa Sofia, nell’ estate del 1989.

Da qui ebbero inizio le nostre storie che furono causa di grandi gioia e ilarità per i nostri amici e tutti coloro che frequentavano casa nostra, la casa dei matti, dove ogni cosa era non convenzionale e imprevedibile.

Per poter intendere la parola non convenzionale basta partite dal’ improbabile accoppiata dei miei genitori. Noi a Sirtori eravamo quelli “strani”.

A casa si parlava croato, italiano, il dialetto siciliano della nonna, le ninna nanne si intonavano in russo e i compiti si facevano in tedesco.

La strana accoppiata dei miei genitori era composta in questo modo:

Mamma: nata in Croazia e cresciuta tra l’Italia e la Russia , studia a Mosca dove termina l’università di filologia russa.

Papà: siciliano che si trasferisce a Milano, partendo da Messina con una Cinquecento e una chitarra bianca.

L’improbabile incontro avvenne in Marocco sulla nave da crociera Federico Costa.

L’incontro in mare fu complesso, viste anche le divergenze politiche tra la Sicilia fascista e la Russia comunista, e fu teatro di grandi drammi che terminarono con brindisi di Vodka e liquore ai fichi d’india.

I miei genitori, già diversi tra loro, decisero di farci frequentare un terzo mondo culturale, quanto più lontano da loro stessi. Quello tedesco. Quello dell’ordine e della puntualità, del rigore e dello schema militare e ad orologio. E così tutte e tre iniziammo la nostra vita con un’apertura mentale frammentata, scostante e, direi, ad intermittenza.

Se questa fu la base delle nostre vite, è facilmente intuibile che il trascorso non fu del tutto lineare, ma alquanto “esotico”.

Continua…

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