Diario, capitolo 5

Aprire un capitolo sul Medio Oriente è cosa assai complessa poiché così tanti furono i fatti accaduti, che metterli insieme si tratta di un’operazione faticosissima!

Inizio con il mio primo approccio al Medio Oriente e poi andrò a ritroso.

Eravamo all’inizio del nuovo millennio e mia madre decise di regalarmi il mio primo viaggio a Damasco. Quell’anno ospitammo a Sirtori, attraverso il Rotary Club, Barbara, una bellissima biondina austriaca dai modi gentili e dolcissimi.

Aveva deciso di fare uno scambio durante il quarto anno di liceo venendo in Italia a vivere a casa con noi. Ogni mattina veniva a scuola con me e condivideva la mia stessa vita, la stessa casa e le stesse esperienze.

Dopo il capitolo Barbara vennero a vivere con noi: Rebecca la ragazza texana, Tatjana simpaticissima brasiliana e Kate tipica testarda e viziata a stelle e strisce.

Con Barbara feci il mio primo viaggio a Damasco, avevo diciannove anni e non ci tornai più per un paio di anni.

Il viaggio Milano-Roma-Damasco fu un vero spasso perché mamma con tutta la nonchalance del mondo, non stando più nella pelle, decise che doveva fumarsi una sigaretta. Si chiuse in bagno per dieci minuti e quando uscì, avvolta da una nuvola di fumo nero, l’hostess la ammonì chiedendole il perché avesse fumato in bagno nonostante il divieto affisso sulla parete: ebbene, lei negò l’evidenza! Anzi, si arrabbiò con l’hostess! Disse che lei non fumava e che probabilmente era stato quello prima di lei a fumare e che poverina aveva subito quel sopruso…. Questa era mia mamma.

Beh, arrivammo a Damasco e al controllo passaporti scoprirono che era partita col passaporto di mia sorella Giovanna: la obbligarono così a tornare indietro, piazzandola sul primo aereo disponibile.

Il problema era che io invece rimasi con Barbara a Damasco, in una città totalmente sconosciuta dove si parlava solo in arabo… fece giusto in tempo a lasciarmi un bigliettino con scritto il nome: ALI, ovviamente in arabo e fu costretta ad allontanarsi con la polizia locale.

Mi gridò anche che avrebbe fatto di tutto per arrivare entro qualche giorno.  Ali sarebbe stata la persona che avrei dovuto incontrare all’ aeroporto e che ci avrebbe portate in hotel, hotel Aliwan: nessun indirizzo, nessun numero di telefono, duecento dollari in tasca.

Questa fu la mia prima esperienza a Damasco.

Ovviamente mi arrangiai in qualche modo in questa caotica città che nulla mi trasmise in un primo momento, tanto era la mia è paura di un posto così diverso.

Io e Barbara eravamo bionde e bellissime all’epoca, cosa che per il mondo arabo era al quanto pericolosa, pensai.

Conservo ancora una foto di me e lei su un cammello a Palmira, con un sorriso incerto e tremolante. Ci davamo forza per sopravvivere all’ arrivo di mamma. Fu un’esperienza simpatica quella, so solo che tornai a Milano piena zeppa di gioielli stupefacenti e monili medio orientali.

Non capii mai il motivo per cui mia mamma trovò quei luoghi magici anzi, li detestai per molti anni, perché avevano rapito mia madre portandola via da noi, dalle nostre tre vite e dalla nostra casa.

Capii molto più tardi che invece l’avevano salvata, dalla fortezza della tristezza che pian piano, attraverso la malattia, la stava portando via.

Continua…

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