Diario, capitolo 7

Tornando ad un aneddoto, mi piacerebbe lasciare memoria del mio primo viaggio in Giordania con mamma.

Fu un viaggio straordinario quello. Partimmo da Damasco stipate in un taxi con altre tre persone dalla stazione degli autobus che altro non era che un’ immensa nuvola di fumo dove si mischiavano venditori ambulanti, rottami per auto, pentole, cibo. Centinaia di persone diverse tra loro che provenivano da qualunque parte, donne velate, beduini, uomini avviluppati nelle tuniche e bambini, moltissimi bambini.

Inorridita da quel macello salimmo sul nostro taxi, ovviamente davanti si sedette un uomo che non voleva avere a che fare con noi, due donne dal volto scoperto, occidentali.

Ci fu un battibecco tra lui e mamma di cui ovviamente non capii una parola, perché quest’uomo non poteva sopportare neppure la nostra voce e pregò per tutto il tragitto per purificarsi dal viaggio in macchina con noi, due donne straniere.

In qualche modo arrivammo ad Amman, la capitale. Un immensa città fatta di cemento che non ebbi la fortuna di visitare in cui, esattamente due giorni dopo il nostro arrivo, sarebbe scoppiata una bomba proprio alla stazione degli autobus, facendo una ventina di morti.

Da lì prendemmo una macchina a noleggio e iniziammo a viaggiare per i deserti giordani. Arrivammo a Petra il giorno stesso e, lasciate le nostre cose in albergo, ci dirigemmo verso la città vecchia.

Non ho parole per descrivere cosa vidi all’ingresso della città di pietra. Petra si ergeva davanti a noi in un canyon rosa di rocce millenarie all’interno delle quali erano scolpiti palazzi alti più di venti metri, maestosi titani del deserto.

Camminammo per molto tempo in assoluto silenzio rapite da tanta bellezza. Salimmo su un asino grazie al quale riuscimmo ad arrampicarci sulle vette più alte di quella maestosa città dei morti: la vista mozzafiato ci ricordava quanto fossimo piccoli su questa terra e quanto mondo ci fosse ancora da vedere, da esplorare. Fu un esperienza mistica quella di Petra.

Il giorno seguente chiesi a mamma di portarmi nel deserto perché ancora non lo avevo visto di persona. Le chiesi anche di organizzare un tour con i beduini per restare a dormire nelle tende in mezzo al nulla.

Detto fatto: mamma in quattro e quattr’otto andò nella stazione degli autobus e si mise a contrattare in arabo con degli sconosciuti su una jeep accordandosi, a quanto pare, sull’itinerario da seguire il giorno seguente.

Partimmo all’alba su una jeep sgangherata verso un territorio sconosciuto. Il viaggio fu terribile poiché percorremmo le montagne rocciose dove ad ogni curva ero certi che ci saremmo ribaltati e saremmo caduti dai dirupi di cui non si vedeva la fine. Musica di flauto e canzoni tradizionali da cassetta ci assordavano le orecchie mentre, carichi, viaggiavamo senza meta alcuna.

Ad un certo punto ci trovammo su un territorio roccioso e attorno a noi nulla, solo pietra, rocce e cielo.

I tre giovani si misero ad allestire una tenda in mezzo a quella desolazione che tutto era fuorché il deserto che tanto attendevo di vedere.

Inorridita e spaventata mamma si mise a discutere gridando in arabo cose incomprensibili e nel giro di pochi minuti dopo essersi mandati al diavolo, le nostre esperte guide scaricarono a terra il nostro bagaglio lasciandoci completamente in balia di noi stesse.

Attorno a noi il nulla… io e mamma sole. Una tragedia.

Ci incamminammo così verso l’unico punto dove ci fosse parvenza di vita, e da lì a poco notammo un benzinaio. Si stava facendo buio e in pochissimi istanti si spense tutto. Era arrivata la notte.

L’unico nostro punto di riferimento, come la stella polare per i marinai, era una lampadina, a tratti funzionante, che ci forniva la speranza di proseguire.

Grazie al cielo arrivammo dall’unico benzinaio attivo in un territorio desertico come quello.

Io mi misi comoda e mi sdraiai sulle poltrone di una cameretta in attesa che chiamassimo la polizia per portarci in albergo… ma i telefoni non funzionavano bene. La mia esperienza nel deserto si tradusse in una notte arrangiata in una stazione di benzina sotto un infinito cielo stellato.

Fummo salvate da una volante della polizia che ci caricò in macchina, impiegando circa tre ore per arrivare finalmente nel nostro hotel a Petra. Durante il viaggio in macchina, il poliziotto si innamorò di mamma e passammo tutto il viaggio a suon di musica romantica e occhi scintillanti.

Eravamo salve.

Il giorno seguente, dopo una bella dormita, decidemmo di andare sul Mar Morto per fare il bagno in questa pozza salata, attraversano le colline che Gesù duemila anni fa fece a piedi portando con sé la sua gente.

In effetti il territorio attorno a noi, fatto di pietre e altopiani, era esattamente quello a cui si pensa quando si riflette sull’attraversamento che Gesù fece in Giordania. Tutto quadrava perfettamente, il giramento di testa dovuto al fatto che quei territori si trovano al di sotto dell’altezza del mare, il sole, il deserto.

Dovete sapere che quando ho molta strada da fare e ci troviamo in un territorio particolarmente caldo (e in macchina non c’è aria condizionata) mi piace guidare comoda appoggiando il piede sinistro fuori dal finestrino, visto che non devo usare freno e la strada è dritta.

Il fatto è che in Giordania non immaginavo fosse proibito, soprattutto se i pantaloni sono un filo corti e oltre a vedersi il piede si vede anche un pezzetto di gamba…

Se poi si ha la svista di non portare con sé la patente, il mix è perfetto. In un batti baleno, fummo fermati da una volante della polizia.

Libretto lo avevo, patente no…

Mamma, abile attrice, iniziò ad intavolare una “tragedia araba” raccontando della nostra esperienza nel deserto e giustificandosi col fatto che essendo molto stanca non poteva guidare e per fortuna c’era sua figlia che etc etc etc….

I poliziotti, guardando i passaporti, si illuminarono e, sapendo delle due italiane perse nel deserto, furono così felici di aver fatto la nostra conoscenza che non solo ci fecero passare, ma ci indicarono la strada migliore per arrivare al Mar Morto.. e tutto si concluse con risate, tanti auguri e ish Hallah!

Continua…

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